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MITO DELLA CAVERNA

 Ci sono dei prigionieri che hanno sempre vissuto in una caverna sul cui fondo sono legati in modo da non potersi voltare. Fuori dalla caverna c’è un muro ad altezza uomo dietro al quale camminano persone che portano sulla testa statuette raffiguranti oggetti di vario genere, queste persone parlano e il loro eco rimbomba nella caverna. Dietro questi individui vi è un fuoco intenso che proietta nella parete della grotta davanti agli uomini legati le immagini degli oggetti.  Non avendo potuto vedere nient’altro, i prigionieri, osservando le ombre, pensano che questa sia la realtà. Uno di loro, però, si libera e si volta; vede perciò le statuette e si accorge che sono più reali delle ombre; poi esce dalla grotta, oltrepassa il muro e inizialmente è accecato dalla luce del sole. Poi si guarda intorno e vede “il mondo della natura” e nota che tutto è più vero degli oggetti che sono proiettati. Dopo essersi chiesto da dove proveniva la luce, si accorge che è il sole da significato a...

CARRO ALATO

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Platone  immagina una fantastica   biga , guidata da un   auriga,   simbolo della ragione, che ha come unico scopo, quello di trasportare l’anima nell’ iperuranio   (il già citato 'mondo delle idee'), una dimensione dove regnano beate le idee perfette.   In questo viaggio, secondo il  filosofo greco , si verificano sempre delle complicazioni: a trainare la biga ci pensano due cavalli, uno nero e uno bianco, che seguono, però, due percorsi diversi; quello nero, che rappresenta la parte più concupiscibile dell’anima, vittima del desiderio, cerca, con tutte le sue forze, di trascinarla verso il basso, in direzione del  mondo sensibile ; quello bianco, simbolo della purezza e della nobiltà dell’anima, simbolo dei sentimenti  mossi da amore vero, spinge la biga verso l’iperuranio.

compiti

Filosofia – pag 160   Per l’interrogazione: 1.  Gli argomenti che Platone porta a favore dell’immortalità dell’anima si riferiscono principalmente alla teoria della reincarnazione di origine  orfico-pitagorica . La conoscenza delle idee, possibile per l’uomo, basata sulla reminiscenza, presuppone una preesistenza dell’anima alla nascita. Inoltre la capacità dell’anima di conoscere le idee è dovuta ad una natura affine a loro e quindi anch’essa , come le idee, deve essere immutabile ed eterna. Infine l’anima, in quanto strutturalmente connessa alla vita, dà vita al corpo  finchè  è presente in esso, ma lascia il posto alla morte (del corpo) quando se ne va, allontanandosi, immortale, sana e salva e incorrotta. 2.  Il racconto mitologico della parte conclusiva del  Fedone  significa che il comportamento dell’uomo durante la vita influisce sul destino dell’anima dopo la morte del corpo: l’anima temperata e saggia sarà accolta nella parte più alta del...

PLATONE

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  Platone nacque nel 428/427 a.C. in una delle famiglie più importanti di Atene. Fin da subito parve destinato ad un incarico politico di primo piano e per questa ragione iniziò studi filosofici prima presso il filosofo Cratilo, e poi, intorno ai vent’anni, presso Socrate. Nel 404 a.C. collaborò con il regime oligarchico dei Trenta tiranni, guidato da suo zio Crizia, ma rimase deluso dal clima di violenza e repressione che esso instaurò. L’abbandono definitivo di ogni prospettiva di carriera politica avvenne però nel 399 a.C., quando Socrate venne condannato a morte.  L’amarezza e il disgusto per la condanna del maestro, da lui considerata una giustizia imperdonabile, portarono Platone a dedicarsi completamente alla filosofia, con lo scopo di riscrivere le basi della convivenza umana e condurre l’uomo alla giustizia. Lasciata Atene, dopo la morte del maestro, Platone si recò a Megara, poi in Egitto e a Cirene, sulle coste libiche. Da lì si spostò nell’Italia meridionale, prima...

domande platone

  Platone Comprende che i sensi non consentiranno mai di arrivare a un’idea unica e oggettiva del bene, poiché l’esperienza sensibile non è sostenuta da un unico principio di verità, difatti ciò che è valido per me, da una certa circostanza e un certo punto di vista, non potrebbe esserlo per altri.  Per Platone la conoscenza è reminiscenza, cioè l' anima ci permette di indagare e ... ed è in relazione con l'esperienza, che rende possibile la conoscenza.  Esaminando l'argomentazione di Socrate, dove, la conoscenza del bene determina l'essere virtuosi e l'ignoranza l'essere malvagi, si arriva a parlare di "intellettualismo etico": la conoscenza del bene è condizione necessaria e sufficiente per la virtù quindi per fare del bene basta possedere la scienza del bene Platone descrive quella che , con un'immagine emblematica ,chiama la ” seconda navigazione “, che lo ha portato alla scoperta della vera causa delle cose. ... Platone dice di essere partito ...

Gorgia

  Figlio di Carmantida, nacque intorno al 483 a.C. a Leontini (odierna Lentini, nella provincia di Siracusa), città greca della Sicilia. Fu discepolo del filosofo Empedocle   Morì in Tessaglia, dove soggiornava presso il tiranno Giasone di Fere, intorno al 375 a.C. Tipico dell'oratoria di Gorgia era l'ampio uso di complesse figure retoriche, desunte dal linguaggio poetico ed epico. Inoltre si prendeva gioco di quanti sostenevano di poter insegnare la virtù e vantava di saper tenere un discorso su qualsiasi argomento, come testimoniato anche da Platone. Insieme a Protagora, Prodico e Ippia di Elide, viene tradizionalmente ricordato come uno dei grandi sofisti Gorgia, a differenza di alcuni filosofi di epoca successiva come Platone, ha una buona opinione dell'arte: sostiene che se esistesse l'essere, l'arte sarebbe solo una sua imitazione imperfetta, ma siccome l'essere non esiste, l'artista è un creatore di mondi. Quindi il bravo artista è colui che riesce ad...

verifica

 5.  impotenza umana di parlare dell'essere e delle strutture del reale Gorgia quindi distrugge ogni possibile metafisica (cosmologica o teologica) con completa sfiducia nelle possibilità conoscitive della nostra mente. 6. La  retorica  è tradizionalmente intesa come  l'arte  del dire, del parlare, e più specificamente del persuadere con le parole. 7. L'insegnamento del sofista aveva come fine la “sapienza” ma nel senso di rendere gli uomini abili nelle loro faccende, adatti a vivere insieme, capaci di avere la meglio nelle competizioni civili. 12  il metodo socratico costituito da discussioni con i giovani è ben diverso da quello dei sofisti, i quali articolavano dei lunghi discorsi.  Inoltre, i sofisti si ritenevano i detentori del sapere, per questo vennero criticati da Socrate, il quale affermava che loro pretendessero di parlare di tutto, senza possedere una conoscenza approfondita di nulla; inoltre, il motto filosofico di Socrate, passato al...